Friselle pugliesi, il mio piatto dell’estate

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Ingredienti

500 g di farina di grano duro o farina integrale
15 g di lievito di birra
1 cucchiaino sale fino
300 ml acqua tiepida

Preparazione

In una ciotola disponete la farina setacciata, sciogliete il lievito in un poco di acqua tiepida, versandolo al centro della fontana. Impastate aggiungendo l’altra acqua tiepida poco alla volta, quando l’impasto comincerà a prendere consistenza e a formare una palla liscia, spostarlo sul piano della cucina, cospargere il piano con il cucchiaino di sale e lavoralo con molta energia. Mettete in una ciotola e coprirlo con un panno pulito e umido, poi lasciate lievitare in un luogo caldo per 1 ora e mezzo circa. 
Quando avrà raddoppiato il suo volume, dividete l’impasto in 6 parti, devono essere dei filoncini lunghi che poi uniremo nell’estremità per dargli la forma di ciambelline. lasciate riposare un’altra ora

Cuocere a 180° per circa 20. Una volta tolte dal forno fatele raffreddare su una griglia.
Tagliatele quindi in due, e ripassarle in forno a tostare, con la parte tagliata verso l’alto, a 170°-180° per mezz’ora, poi abbassate a 140° per un’altra mezz’ora. Sfornatele ben dorate.

Io amo condirle in modo molto semplice, le bagno leggermente, taglio i pomodori e li condisco con olio e sale, quando sono fortunata riesco ad utilizzare i pomodori dell’orto di mio suocere e l’olio, beh l’olio è quello che mio papà fa arrivare dalla puglia tutti gli anni e a mio avviso è il migliore di tutti. Ora gustiamoci questa prelibatezza tipica della nostra Italia, questa ricetta mi fa subito pensare alle vacanze, è per questo che spesso la preparo nelle nostre calde domeniche a casa in attesa di partire per il mare.

Chiudiamo gli occhi e sogniamo insieme che ne dite?

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Pane mafaldina al sesamo

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Come da soddisfazione fare il pane d’estate non lo dà in nessun periodo dell’anno, l’impasto lievita che è un piacere, queste mafaldine sono state un successo, da rifare assolutamente prima che l’estate ci saluti ed arrivino climi ben più rigidi, anche se accendere il forno in questi giorno è una sfida anche per gli chef più blasonati, ma a noi non ci spaventa niente!!!!!

Ingredienti

300 g di acqua tiepida

10 g di malto d’orzo

20 g di lievito di birra

400 g di farina di grano duro

100 g di farina 0

10 g di sale

10 g di olio di oliva

semi di sesamo

Preparazione

In una planetaria versare l’acqua, il malto e il lievito e mescolare in modo che il lievito si sciolga.

Aggiungere le farine e il sale, impastare 5 minuti, in modo che si formi un impasto liscio.

Togliere l’impasto dalla planetaria e modellare una palla.

Versare l’olio nella ciotola di lievitazione e passare l’impasto in modo che rimanga tutto ben oliato.

Coprire la ciotola con la pellicola trasparente o con il suo coperchio e lasciare in lievitazione in luogo caldo per circa un ora.

Prendere l’impasto e dividerlo in due parti, da modellare in due rotoli. Formare con essi una serpentina.

Sistemare i pani sulla placca del forno, rivestita di carta forno, coprire con la pellicola trasparente.

Lasciare in seconda lievitazione per altri 60 minuti.

Spennellare la superficie con acqua e cospargere con semi di sesamo.

Cuocere in forno caldo a 200° per 10 minuti e a 180° per altri 15 minuti.

INTERVISTA – Martino Beria – lacucinavegetariana.it

martino beria

La foto è tratta dalla homepage del sito http://www.martinoberia.com

Oggi è con molto onore che vi presento la mia intervista, Martino Beria è uno chef vegano che ho imparato ad apprezzare inizialmente tramite il suo libro, che presto vi recensirò, poi tramite i vari social e il suo sito mi sono appassionata alle sue ricette sempre di più.

Ho cercato in questa intervista di “rubargli” qualche segreto, speriamo di esserci riuscita.

CARTA D’IDENTITÀ

Nome blog: lacucinavegetariana.it

link: http://www.lacucinavegetariana.it/ http://www.martinoberia.com/

Nome Blogger: chef Martino Beria

Età: 28

Professione: chef e consulente

Segni particolari: …..

INTERVISTA

  1. Quando la decisione di diventare vegano e perchè? 

Nel 2012 mi sono avvicinato al buddismo e dopo aver compreso che non volevo nuocere agli esseri senzienti, tanto meno uccidendoli, ho dovuto applicare con coerenza questa decisione alla cucina. Dopo un breve periodo da vegetariano ho eliminato anche i derivati animali. La decisione è stata presa assieme ad Antonia, mia moglie: anche lei sentiva la necessità di far chiarezza nell’incoerenza della educazione imposta.

2) Hai trovato benefici nel tuo cambio di alimentazione o è solo una scelta etica, per cui le rinunce ti pesano? 

Le rinunce non pesano affatto. La scelta la faccio ogni mattina quando mi sveglio, e genero i propositi per la giornata: lo scopo che mi muove non è rivolto a me stesso, ma agli altri. Quando ho deciso di diventare vegano è stato in parte per me stesso, ma la scelta era rivolta al beneficio degli altri esseri. I benefici che sento tutti i giorni a livello fisico sono una salute di ferro, una digestione invidiabile, e probabilmente molti anni di vita serena. Come salute psichica, essere vegani ti porta a un abbassamento dell’aggressività, dato sicuramente dalla purificazione dell’organismo da tutti gli ormoni animali e dai sentimenti di paura e violenza che si insinuano nella carne e nei prodotti animali.

3) Cosa significa scegliere di essere vegani oggi?

È una scelta benefica per il proprio organismo o anche per l’ambiente? Come ti dicevo, per l’organismo è una scelta che più che benefica è doverosa. Essere vegani fa ragionare sull’impatto che il nostro stile di vita ha sull’ambiente: ognuno poi interpreta a modo suo e agisce nella propria vita riducendo più o meno le azioni potenzialmente inquinanti.

4) Una domanda pratica, come gestisci la tua alimentazione quando sei fuori casa? 

Fuori casa spesso io e Antonia ci prepariamo da mangiare al sacco, oppure andiamo in cerca di un ristorante vegano o che possa avere qualcosa a menù di commestibile per noi: solitamente troviamo sempre qualcosa, quasi mai davvero soddisfacente. Per fortuna ci sono alcuni esempi di buona cucina vegana, che per ora rimangono rari in Italia.

5) E i prezzi? I negozi biologici sono carissimi. 

Il negozio biologico non è l’unico luogo dove si possa comprare ottima materia prima. Ci sono molte aziende agricole biologiche oppure biologiche e non ancora certificate (la certificazione ha un costo che non tutti possono gestire) che producono ottime verdure. Poi ci si può rifornire al supermercato bio per le cose che non troviamo in altri posti.

6) Se fossi un piatto, quale pietanza saresti? 

Sarei sicuramente un piatto salato, non un dolce. Probabilmente piccante e molto colorato, con tante consistenze diverse. Tutto molto ben equilibrato, tra sapori e consistenze.

7) Ci racconti com’è nata l’idea di aprire un blog di cucina? 

L’idea è nata con amici dopo una cena in giardino. Dopo diverse esperienze maturate da ognuno di noi, avevamo voglia di creare qualcosa di nostro che potesse essere di beneficio per i lettori. La prima scelta è stata se aprire un blog oppure un sito, i quali a mio avviso sono decisamente differenti. La nostra volontà era quella di creare una piattaforma di informazione che potesse essere ufficiale su scala nazionale, nella quale i lettori potessero trovare contenuti di qualità sulla cucina vegana: ricette, news, recensioni di libri, video, ecc… Lo stile redazionale che usiamo è quindi differente dal blog come è differente la gestione della redazione: solitamente il blog viene autogestito da una persona che racconta di sé. Lacucinavegetariana.it ora viene coordinato da Arbovegan.com, la nostra agenzia di conseling, e ha diversi collaboratori che contribuiscono con il loro lavoro a rendere ogni giorno possibile quello che gli utenti leggono.

8) Da chi hai ereditato questa passione?

La tecnologia mi ha affascinato sin da piccolo, e questa cosa è una peculiarità mia, nessuno me l’ha passata. Poi sai che un sito fonde diverse passioni: per me cucina, fotografia, video, scrittura, tecnologia, strategia, marketing, comunicazione sono molte sfaccettature che mi rappresentano, ognuna delle quali è nata in momenti della mia vita differenti. Io e Antonia abbiamo frequentato il liceo classico, quindi l’ambito redazionale fa parte di noi. Lei ha poi proseguito gli studi in traduzione e interpretariato, io invece in scienze e cultura della gastronomia e della ristorazione. Nella vita ho avuto modo di fare moltissimi lavori e testarmi in campi molto differenti: sto solo unendo i punti, ma è un processo in costante evoluzione.

9) Qual è il tuo ingrediente segreto? 

Credo che il mio ingrediente segreto sia la curiosità. Ma uno non può bastare: la passione deve esserci sempre in una ricetta! Il tutto deve essere poi condito con abbondante buon senso.

10) Qual è il tuo ingrediente preferito?

In cucina la mia teoria è meccanicistica: ogni ingrediente svolge una sua particolare funzione all’interno di una data ricetta. Senza quell’ingrediente (ingranaggio di un meccanismo), tutta la macchina si ferma e la ricetta non funziona più. Ogni ingrediente per me ha la sua importanza.

11) Qual è il tuo piatto preferito? 

Te ne sparo uno anche se mi fai una domanda un po’ contorta: la jota di rape acide. E’ una ricetta slovena davvero favolosa, a base di rape fermentate. Un gusto fantastico, un comfort food che mi rimanda a ricordi felici!

12) Il tuo libro o film preferito che abbia come argomento la cucina? 

Libro: “il cibo come cultura” di Massimo Montanari. Film: “chef”

13) Da dove prendi l’ispirazione per le tue ricette?

Sei la seconda persona che in breve tempo mi fa questa domanda 🙂 L’ispirazione, per un animo artistico è costituita dal proprio continuum mentale, ovvero l’insieme di esperienze che rappresentano il know how. Non è quindi raro che prenda ispirazione da un ricordo, da un paesaggio, da un’esigenza. Ogni cosa del mondo fenomenico è di ispirazione per creare un oggetto materiale: il cibo è materia intrisa di significato.

14) Qual è la cosa che più ti affascina dell’arte culinaria?

La potenza comunicativa che il cibo ha tra le persone. Si può parlare ore e ore di una data cucina, di una piatto o di una scelta gastronomica, ma bastano pochi secondi per trasmettere un messaggio attraverso un piatto. Questo è davvero affascinante!

15) Cucinare per te è? 

Cucinare è passione, creatività, tecnica, studio, ricerca, esperienza, relax, amore, …

16) Qual è la ricetta che fa più spesso? Quale quella che non riesce mai? 

Preparo spessissimo il sushi, lo adoriamo io e Antonia. Il prosciutto in crosta non mi riesce mai: non saprei nemmeno da dove cominciare (I’m joking!)

17) Quale consiglio daresti ad un foodblogger in erba? 

Impara a far rete, studia la SEO, sappi comunicare emozioni, usa la reflex come un’estensione delle tue mani e cucina bene!